Fotografo: Marinetta Saglio
Mentre le giornate si allungano e il sole estivo ci invita a spogliarci dei vecchi strati, l’alta moda ha deciso di rimettersi a dieta. I dati dell’ultimo rapporto sulla size inclusivity di Vogue Business hanno congelato l’entusiasmo della body positivity con una percentuale che fa riflettere: oltre il novantasette per cento dei modelli visti in passerella appartiene alla categoria delle taglie standard inferiori alla trentotto.
Le curve, quelle vere che riempiono le spiagge e le strade delle nostre città, sono state letteralmente cancellate dai designer internazionali, riducendo le modelle plus-size a una quota inferiore all’uno per cento. Questo ritorno nostalgico e forzato a una magrezza estrema, amplificato sui social dall’ossessione per i farmaci dimagranti di ultima generazione, sembra voler dichiarare guerra al nostro amor proprio. Ma la verità è che nessun cartellino o sfilata di lusso ha il potere di definire il valore del nostro corpo. C’è un abisso profondo tra il manichino di un atelier e la bellezza autentica di una donna che vive, ride e abita le proprie forme con orgoglio sotto il sole.
La vera rivoluzione estiva non si fa contando i centimetri sui fianchi o privandosi del piacere di un pranzo in riva al mare, ma cambiando radicalmente lo sguardo che rivolgiamo allo specchio. La prova costume non è un esame di maturità e la nostra autostima non può essere ostaggio di un trend passeggero deciso a tavolino da un sistema della moda disconnesso dalla realtà.
Questo è il momento perfetto per rivendicare il nostro spazio, per indossare quel bikini colorato con totale disinvoltura e per camminare a testa alta, consapevoli che la felicità non ha una taglia unica. Lasciamo l’illusione della perfezione digitale a chi preferisce i filtri alla vita reale. Noi scegliamo di celebrare la morbidezza, l’energia e l’unicità di ogni singola linea del nostro corpo, perché la bellezza non è un perimetro in cui costringersi, ma un’attitudine con cui illuminare il mondo.
“Chi non ama i difetti non può dire di amare.” — Pedro Calderón de la Barca
