Fotografo: Marinetta Saglio
La Festa della Donna dell’8 marzo è passata da poche ore. Le mimose stanno già iniziando a perdere qualche petalo, i social sono un po’ meno pieni di frasi celebrative e probabilmente anche il gruppo WhatsApp delle amiche si è calmato dopo le foto della serata di ieri.
Eppure, proprio quando l’8 marzo Festa della Donna è appena passato, forse è il momento migliore per fermarsi davvero a riflettere sul significato della Festa della Donna e su cosa vuol dire, oggi, essere donna.
Perché essere donna non è un evento annuale. È una condizione quotidiana fatta di conquiste, contraddizioni, libertà guadagnate e altre ancora da difendere. È una storia collettiva che attraversa generazioni, culture, corpi diversi. Anche – e forse soprattutto – corpi fuori dagli standard.
Corpi curvy, come i nostri.
La storia della Festa della Donna nasce all’inizio del Novecento, in un periodo in cui le donne stavano iniziando a rivendicare diritti fondamentali: il diritto di voto, condizioni di lavoro dignitose, parità salariale e maggiore spazio nella società. Nel 1910, durante una conferenza internazionale delle donne socialiste a Copenaghen, fu proposta l’idea di una giornata dedicata alle rivendicazioni femminili. L’anno successivo la giornata venne celebrata per la prima volta in diversi paesi europei.
Molte persone si chiedono ancora perché si festeggia l’8 marzo. Per anni si è raccontato che la ricorrenza fosse legata a un incendio in una fabbrica tessile di New York. In realtà quella storia è più simbolica che storicamente precisa. L’evento realmente legato alla memoria delle lavoratrici è l’incendio della fabbrica Triangle Shirtwaist del 1911, in cui morirono 146 persone, molte delle quali giovani donne immigrate.
Più che un singolo episodio, però, l’origine della Festa della Donna rappresenta un movimento molto più ampio: donne che iniziano a chiedere diritti, rispetto e opportunità. Donne che smettono di stare in silenzio.
Oggi la Giornata Internazionale della Donna assume significati diversi nei vari paesi del mondo. In Italia è diventata quasi un rito: la mimosa, le cene tra amiche, qualche battuta ironica sul fatto che “una volta all’anno ci lasciano uscire”. In molti paesi dell’Europa dell’Est è una festa molto sentita, con fiori e piccoli regali. Negli Stati Uniti ha spesso un tono più politico e legato alle battaglie per i diritti delle donne. In altre parti del mondo, purtroppo, è ancora un promemoria delle disuguaglianze che molte donne affrontano ogni giorno.
E poi ci siamo noi, nel mezzo di tutto questo. Tra una mimosa appoggiata sul tavolo, un reel su Instagram e la consapevolezza che essere donna oggi è molto più complesso di una ricorrenza.
Se c’è un terreno in cui la riflessione continua ogni giorno, è quello del corpo e dell’identità. Per decenni ci hanno raccontato che esiste un solo modo giusto di essere donna: magre, perfette, ordinate, possibilmente anche discrete.
Spoiler: non è vero.
Essere donna significa anche occupare spazio. Fisico, emotivo, professionale. Significa imparare ad accettarsi e a sentirsi a proprio agio nella propria pelle, anche quando il mondo prova a dirti che dovresti cambiarla.
Nel mondo curvy questo tema è ancora più forte. Essere curvy non è solo una questione di taglie o di moda. È spesso un percorso di accettazione del proprio corpo, di body positivity e di autostima. È imparare che il valore di una donna non si misura in centimetri di vita o in numeri sull’etichetta dei jeans.
Le curve non sono un difetto da nascondere. Sono una forma di presenza. Raccontano carattere, personalità, storia. E forse la Festa della Donna dell’8 marzo serve anche a ricordarci proprio questo: che ogni donna porta nel mondo una versione unica di sé stessa.
E nessuna di queste dovrebbe essere ridimensionata.
Quindi sì, accettiamo le mimose. Usciamo con le amiche. Ridiamo di quelle serate in cui tutte dicono “solo una pizza tranquilla” e poi finiamo a parlare di vita fino a mezzanotte.
Ma ricordiamoci anche perché esiste questo giorno.
Non per celebrare una versione perfetta della donna.
Ma per ricordare quanto è potente quando smette di cercare di esserlo.
“Essere donna non significa entrare in uno standard. Significa avere il coraggio di occupare lo spazio che meritiamo — curve comprese.”
