Fotografo: Rino Petrosino
Ci sono parole che pesano più dei chili. Parole lanciate con leggerezza, travestite da “consigli”, da “preoccupazioni”, da “lo dico per te”. E poi c’è il silenzio che resta dopo, quando ti guardi allo specchio e inizi a vedere il tuo corpo con gli occhi degli altri.
Il body shaming è questo: un’ombra sottile che si insinua nelle pieghe della nostra autostima. Non guarda taglie, non guarda età, non guarda successi. Colpisce e basta. E spesso lo fa proprio dove siamo più vulnerabili.
Recentemente ho letto “Manuale di difesa dal body shaming”.Un titolo che sembra promettere una corazza, ma che in realtà ti accompagna in qualcosa di molto più profondo: la consapevolezza. Non è solo un libro che parla di chi giudica. È un libro che ti invita a cambiare posizione. A smettere di essere bersaglio e iniziare a essere soggetto. A riconoscere che il problema non è il tuo corpo, ma lo sguardo che la società ha deciso di imporci come “standard”. Questo libro è una guida, un sostegno e un atto di ribellione contro il body shaming. E’ nato da un sogno dell’associazione Curvy Pride- Aps , che dal 2013 promuove l’inclusione, la pluralità della bellezza e la lotta al body shaming. Rossella Bianco, editrice e cuore pulsante della Geraldi Editore ha accolto con entusiasmo il Progetto Aiutaci ad aiutarci a sognare e lo ha reso pubblico. L’autore Umberto Salvatori ha voluto partecipare a tale progetto dando voce a chi troppo spesso rimane in silenzio.
Nel mio percorso – e so che molte di voi si riconosceranno – ho imparato che il body shaming non è sempre urlato. A volte è una battuta a tavola. Un commento sotto una foto. Un “sei così carina, se solo…”. Quel “se solo” è una lama sottile. Ti fa sentire sempre a metà. Mai abbastanza.
Nel mio blog parlo spesso di accettazione, ma oggi voglio parlare di potere. Perché quando smettiamo di giustificarci per il nostro aspetto, quando smettiamo di chiedere il permesso di esistere nello spazio che occupiamo, qualcosa cambia. La postura si raddrizza. Lo sguardo si alza. La voce si fa più ferma.
Per la stesura del libro sono state inserite alcune interviste fatte a persone vittime del body shaming. Vengono anche riportate riflessioni di professionisti psicologi, psicoterapeuti, come quelle del Dottor Ettore D’Aleo, che rappresenta “il body shaming come una forma di violenza psicologica troppo spesso sottovalutata. Esso genera uno stato di attivazione dell’amigdala, responsabile della percezione del pericolo e della gestione emotiva. Questo crea meccanismi di difesa, come la ritrazione sociale, il perfezionismo compulsivo o la dissociazione corporea. Da qui si sviluppa spesso una forma di auto-shaming e una narrazione di sé fondata sul “non valgo e non sono come mi vogliono”. Importante, a questo punto ,diventa lavorare sulla ricostruzione della propria immagine, perché il corpo non è mai solo estetica. Il body-shaming quotidiano si manifesta spesso in micro-aggressioni che creano nel tempo, un senso di allerta costante. Chi subisce questi eventi puo’ sviluppare atteggiamenti di ipervigilanza corporea, che spesso porta all’evitamento sociale, al rimuginio e al comportamento compensatorio”.
Il libro mi ha fatto riflettere su una cosa fondamentale: difendersi non significa attaccare. Significa scegliere. Scegliere cosa assorbire e cosa restituire al mittente. Scegliere di non interiorizzare ogni giudizio come se fosse verità assoluta. Perché la verità è che il nostro corpo non è un progetto pubblico. Non è un dibattito aperto. Non è una tela su cui chiunque può dipingere la propria opinione. Il corpo è casa. È memoria. È storia. È sopravvivenza. E difendersi dal body shaming non significa diventare insensibili, ma diventare radicate. Vuol dire imparare a dire “no” senza sentirsi in colpa. Vuol dire allenare lo sguardo verso di sé con la stessa gentilezza che riserviamo alle persone che amiamo.
Se anche tu ti sei sentita giudicata per il tuo corpo, sappi questo: non sei tu il problema. Non lo sei mai stata.
Buona lettura amiche curvy!
“La lotta al body shaming vuol dire lotta per il rispetto delle persone” cit.di Marina Semenzato (Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio)

2 Comments
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Ciao Giada! Condivido profondamente ogni parola. Nel mio lavoro in massoterapia/massaggio olistico & trainer privato, vedo ogni giorno quanto il corpo non sia qualcosa da giudicare, ma da ascoltare, rispettare ed elevare nella sua bellezza. Ogni persona porta con sé una bellezza autentica, spesso nascosta sotto strati di giudizi e aspettative esterne..
Il mio compito, prima ancora che nel promuovere il benessere, è restituire quello sguardo gentile verso sé stesse/i: amare ciò che di bello esiste già, invece di combattere ciò che non rientra negli standard. Perché quando il corpo viene accolto, non difeso, smette di essere un bersaglio e torna ad essere casa.
Ciao Alessandro grazie per le tue belle parole. Mi fa piacere tu condivida il mio pensiero. Se ti va e hai tempo, dai un’occhiata al mio nuovo articolo e dimmi che ne pensi. Un abbraccio e buon lavoro!