Fotografo: Alessandro Bachiorri
Arriva sempre così, quasi in punta di piedi: l’Epifania. L’ultima grande festività del periodo invernale, quella che chiude ufficialmente il sipario su lucine accese “perché fanno atmosfera”, panettoni che resistono eroicamente e pigiami comodi diventati una seconda pelle. È un momento sospeso, a metà tra la malinconia del ritorno alla routine e il desiderio di trattenere ancora un pizzico di magia.
Il termine Epifania deriva dal greco epipháneia, che significa “manifestazione”. Nel mondo cristiano è legato alla storia dei Re Magi, guidati dalla stella cometa, ma ancora prima questa ricorrenza parlava di natura, di cicli che si chiudono e di luce che torna dopo il buio. Forse è per questo che, anche oggi, l’Epifania ci invita a fermarci un attimo, respirare e guardarci dentro, prima di ripartire davvero.
In Italia, questa festa ha il volto inconfondibile della Befana: una donna che vola, entra dai camini e non chiede il permesso a nessuno. Non è giovane, non è perfetta, non segue canoni estetici e proprio per questo è diventata un’icona amatissima. Un personaggio che, senza volerlo, ci ricorda che si può essere simboliche, libere e potenti anche restando fedeli a se stesse. E diciamolo: un pizzico di spirito Befana farebbe bene a tutte noi.
Se allarghiamo lo sguardo oltre i confini italiani, scopriamo che l’Epifania viene celebrata in tanti modi diversi ma con lo stesso spirito di condivisione. In Spagna e in molti Paesi dell’America Latina sono i Re Magi a portare doni e dolci, trasformando il 6 gennaio in una vera festa per grandi e piccoli. In Francia si celebra con la Galette des Rois, una torta che nasconde una sorpresa e regala, per un giorno, una corona simbolica. In Germania, invece, i bambini girano di casa in casa cantando e portando auguri e benedizioni. Tradizioni diverse, stesso bisogno: salutare le feste con dolcezza e prepararsi a ricominciare.
E poi c’è la famosa calza. Per qualcuno piena di cioccolatini, per altri di piccoli pensieri simbolici. Ed è importante dirlo con chiarezza: non è un invito a mangiare dolci a tutti i costi. So bene che alcune lettrici, per motivi di salute o per scelte personali, non possono o non vogliono farlo, e va benissimo così. Il senso non è ciò che c’è dentro la calza, ma il gesto, la cura, il concedersi qualcosa che faccia stare bene, in qualunque forma.
Nel mondo curvy, e più in generale nel percorso di amore verso se stesse, l’Epifania diventa allora un promemoria gentile. Volersi bene non significa punirsi o vivere con rigidità, ma ascoltarsi davvero, rispettare il proprio corpo e le proprie esigenze senza sensi di colpa e senza paragoni. Che sia un dolcetto, un momento di pausa o semplicemente uno sguardo più morbido allo specchio, ogni piccolo gesto di gentilezza ha valore.
L’Epifania porta via le feste, è vero. Ma non porta via noi. Ci lascia la possibilità di ripartire con più consapevolezza, più rispetto e un po’ di leggerezza in più. Perché l’amore per sé non segue il calendario, non va messo via insieme alle decorazioni di Natale e, soprattutto, non passa mai di moda.
“Le feste finiscono, le luci si spengono, ma il modo in cui scegliamo di volerci bene può brillare tutto l’anno.”
